carbonio

È di nuovo fra noi, in un bicchiere di latte. È inserito in
una lunga catena, molto complessa, tuttavia tale che quasi
tutti i suoi anelli sono accetti dal corpo umano. Viene ingoiato:
e poiché ogni struttura vivente alberga una selvaggia
diffidenza verso ogni apporto di altro materiale di origine
vivente, la catena viene meticolosamente frantumata,
ed i frantumi, uno per uno, accettati o respinti. Uno, quello
che ci sta a cuore, varca la soglia intestinale ed entra nel
torrente sanguigno: migra, bussa alla porta di una cellula
nervosa, entra e soppianta un altro carbonio che ne faceva
parte. Questa cellula appartiene ad un cervello, e questo è
il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione,
ed in essa l’atomo in questione, è addetta al mio scrivere,
in un gigantesco minuscolo gioco che nessuno ha ancora
descritto. È quella che in questo istante, fuori da un labirintico
intreccio di sì e di no, fa sì che la mia mano corra in
un certo cammino sulla carta, la segni di queste volute che
sono segni; un doppio scatto, in su ed in giù, fra due livelli
d’energia guida questa mia mano ad imprimere sulla carta
questo punto: questo.

da Primo Levi - Il Sistema Periodico